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Sciopero costruzioni 15 marzo. Raghitta (Filca Cisl ER): “Nella nostra regione posti di lavoro dimezzati, serve una nuova politica industriale”

Cristina Raghitta

(Bologna, 13 marzo 2019) “In questi dieci anni di crisi, nella nostra regione, i posti di lavoro nel settore dell’edilizia si sono più che dimezzati. Una situazione che rischia di aggravarsi ulteriormente, visto che alcune opere indispensabili per la crescita e lo sviluppo del territorio (dal Passante autostradale di Bologna, alla bretella Campogalliano-Sassuolo, alla Cispadana, fino alle opere intermodali del porto di Ravenna) permangono ancora in una grave situazione di stallo. Senza contare le devastanti conseguenze scaturite dall’emergenza della E45.

E’ del tutto evidente che, ora più che mai, in tutto il Paese occorra mettere in campo una politica industriale in grado di rilanciare con decisione l’intera filiera delle costruzioni: dall’edilizia ai materiali, dal settore del legno e arredo al cemento, dai lapidei al settore dei laterizi. Bisogna dare una risposta alle oltre 600 mila persone che in Italia hanno perso il lavoro e al milione che rischia di perderlo. Per questo il prossimo 15 marzo saranno tantissimi i lavoratori emiliano-romagnoli della nostra regione a Roma“, ha commentato Cristina Raghitta, segretaria generale degli edili (Filca) della Cisl Emilia-Romagna.

Difatti, Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil hanno proclamato lo sciopero generale di 8 ore (intero turno) per il prossimo 15 marzo in tutti i settori dell’intera filiera delle costruzioni. “Il prossimo 15 marzo si fermeranno i cantieri, le fabbriche del legno e dell’arredo, le cave e le fornaci, le cementerie per l’intera giornata con migliaia di lavoratori e disoccupati che manifesteranno in piazza del Popolo a Roma a sostegno delle proposte concrete e fattibili che come Sindacato abbiamo avanzato e su cui il Governo non vuol confrontarsi”,  hanno dichiarato in una nota Vito Panzarella, Franco Turri e Alessandro Genovesi, segretari generali di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil.

Le tre categorie di Cgil, Cisl e Uil  hanno chiesto un tavolo a Palazzo Chigi. “Occorre una cabina di regia presso Palazzo Chigi per riaprire i cantieri con politiche mirate che intervengano tanto con strumenti finanziari mirati per le imprese del settore (un Fonda nazionale di Garanzia) che per sbloccare le grandi opere da Nord a Sud. Serve – hanno continuato i segretari generali di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil – una politica di investimenti mirati in grado di essere immediatamente tradotti in piani straordinari per la messa in sicurezza di territori, strade, ponti. Dobbiamo qualificare le stazioni appaltanti sempre meno in grado di progettare e di rendere esecutivi i bandi fatti. Occorre un piano per la qualità delle materie prime al servizio di ristrutturazioni, rigenerazione e anti sismico, di nuove politiche abitative. Occorre una sistematizzazione degli incentivi, da quelli per le ristrutturazioni a quelli per il risparmio energetico e per il bonus mobile. Serve una politica di tutela e riconversione dell’occupazione nei settori dei materiali, serve qualificare l’impresa e contrastare il dumping contrattuale con un sistema che premi qualità e sicurezza. Occorre accelerare sugli appalti verdi al fine di premiare chi fa ricerca ed innovazione nei nostri settori. Serve una sburocratizzazione mirata di diversi passaggi del Codice Appalti senza ridurre tutele e diritti e senza tornale alla liberalizzazione dei sub appalti o al massimo ribasso. Servono, cioè, politiche di sviluppo, come richiesto dalla stessa piattaforma di CGIL, CISL e UIL”. “Per queste ragioni – concludono Panzarella, Turri e Genovesi – le lavoratrici e lavoratori dei nostri settori saranno in piazza il prossimo 9 febbraio a Roma e saranno in piazza anche il prossimo 15 marzo sempre nella Capitale. Per chiedere lavoro e sviluppo, consapevoli che se non riparte il settore delle costruzioni non ripartirà il Paese”.

 

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