(Bologna, 30 ottobre 2026) “L’immigrazione non è un rischio ma un’opportunità che va ben governata. Non è un fenomeno marginale o un’emergenza temporanea, ma una componente strutturale dell’economia e della società regionale. Difatti, in Emilia Romagna risiedono quasi 600.000 cittadini stranieri, che rappresentano quasi il 13% della popolazione totale – circa una persona su otto – e che danno un contributo fondamentale in tanti settori come agricoltura, edilizia, logistica, turismo, industria e lavoro di cura. A dimostrazione di ciò, ad esempio, nella stessa Cisl ci sono categorie che hanno oltre il 50% di iscritti nati all’estero. Senza poi contare la componente della scuola, dove già oggi ci sono un gran numero di alunni che pur essendo nati in Italia non hanno la nostra cittadinanza. Un contesto che richiede attenzione e la necessità di un gran investimento in formazione come viatico ad una vera integrazione sociale e lavorativa. Aspetti e dati, tutti questi, che dimostrano come la remigrazione sia solo una ‘cavolata’, populismo allo stato puro”.
Così Filippo Pieri, a “La finestra sui fatti”, la rubrica settimanale che va in onda ogni venerdì su Radio Flyweb, ha commentato il Dossier statistico immigrazione 2026, presentato qualche giorno fa presso la sede della Regione, dopo che già nei primi giorni di settembre era stato al centro di un’analisi e una presentazione in via Milazzo.
Poi, nell’analisi del fenomeno, il segretario generale regionale della Cisl mette in luce alcune criticità su cui bisogna agire per garantire a tutti, italiani e e stranieri, un lavoro regolare, dignitoso e sicuro, come peraltro indicato dal Patto per il lavoro, il clima e l’economia sociale sottoscritto poche settimane fa in viale Aldo Moro. Su tutte, il divario occupazionale, visto che il tasso di disoccupazione tra gli stranieri in regione sfiora il 10% (9,4%), a fronte di un tasso inferiore al 3% per i cittadini italiani, e la qualità del lavoro. Tant’è che gli stranieri sono spesso concentrati nelle mansioni più faticose, precarie, meno retribuite e con scarse prospettive di crescita professionale. “La vera sfida – continua Pieri – non consiste nel mettere i lavoratori italiani contro quelli stranieri, ma garantire a tutti stessi diritti, stesse tutele e stessi doveri”.
E sempre restando sul tema, il leader cislino pone l’accento anche sul caporalato e sullo sfruttamento lavorativo, “piaghe presenti anche in Emilia-Romagna, non solo al Sud”. Tra i settori più vulnerabili, oltre all’agricoltura, Pieri indica l’edilizia, la logistica, i trasporti, il turismo e la ristorazione, “spesso a causa della frammentazione degli appalti, della pressione sui costi e della precarietà”. Fenomeno che secondo il sindacalista va contrastato con “maggiore controllo da parte dell’ispettorato e delle forze dell’ordine, l’applicazione di contratti collettivi corretti, la garanzia di salari adeguati e l’assoluto rispetto delle norme di salute e sicurezza”. “Ma per fare questo, proteggere le persone più vulnerabili e rendere possibile eventuali le denunce, è necessaria anche una presenza assidua e costante del sindacato nei luoghi di lavoro”.
Infine, nell’ultima parte dell’intervista concessa a Matteo Cimatti, il massimo dirigente regionale della Cisl parla della campagna Felsa in corso su tutto il territorio regionale contro il caporalato digitale, vale a dire gli account in affitto. Si tratta di una nuova forma di sfruttamento che colpisce i rider legata alle piattaforme di delivery. Un’indegna prassi con cui il titolare di un profilo/account sulle app di cibo a domicilio “affitta” ad altre persone, spesso stranieri vulnerabili, trattenendo una parte del compenso. Va da sé che chi usa un account in affitto non ha il controllo dei propri compensi, delle consegne, né può far valere i propri diritti o le coperture assicurative in caso di incidente. Per questo la Felsa Cisl ha avviato una campagna per chiedere alle società proprietarie delle piattaforme controlli più severi sull’identità di chi effettua le consegne, compensi dignitosi e più sicurezza. Nel contempo viene fatto anche un appello ai consumatori affinché pretendano servizi etici che non si fondino sullo sfruttamento.
“Bisogna che a tutti sia chiaro – conclude il sindacalista – che la lotta al caporalato, in qualsiasi forma esso sia, non è un ostacolo contro tutte le imprese, ma solo verso quelle irregolari che falsano la la concorrenza e danneggiano quelle che la legge la rispettano”.

