(Bologna, 28 ottobre 2026) Modifiche necessarie, che eliminano criteri discriminanti e anacronistici. Dare un punteggio agli anni di residenza nel comune è sicuramente discriminante per i più giovani, italiani o stranieri che siano, e lo è per chiunque si sposti da un comune all’altro, italiano o straniero che sia. E oggi i motivi e bisogni che portano famiglie e persone a spostarsi sono davvero tanti: lavoro, studio, necessità di prossimità ai servizi. Il confine comunale, ma anche regionale, è un elemento sempre più astratto e lontano dalla realtà della vita delle persone, ed anche dalle necessità sociali ed economiche dei territori.
Come organizzazioni sindacali e degli inquilini da anni ne rivendicavamo l’eliminazione, e non possiamo che essere soddisfatti di una delibera che aumenta l’equità del sistema.
L’edilizia popolare è un servizio sociale, e come tale deve rispondere a un bisogno, non ad altro.
Per questo continuiamo a chiedere che si faccia anche un altro passo avanti, eliminando il requisito di accesso della residenza anagrafica o attività lavorativa nell’ambito territoriale regionale da almeno 3 anni, a sua volta oggetto di numerose pronunce di incostituzionalità da parte della Corte. Requisito che impedisce non già di avere una casa, condizione che dipenderà poi dall’applicazione dei criteri di assegnazione, ma semplicemente di chiederla.
Chi soffia sulla contrapposizione fra cittadini diffondendo falsità dimostra di non essere realmente interessato al contrasto del disagio abitativo.
Con graduatorie che a livello regionale superano i 32mila nuclei in attesa, la politica dovrebbe concentrare ogni attenzione ed energia sull’incremento degli alloggi pubblici disponibili. In questo senso varrebbe la pena occuparsi piuttosto di quale sia il livello di adesione al Piano Sfitto Zero della Regione da parte dei comuni, chiedere quali progettualità pensano di mettere in campo per recuperare gli alloggi oggi inagibili. Rivendicare maggiori risorse, come facciamo con forza come organizzazioni sindacali, a partire dal livello nazionale sapendo che l’Italia si distingue fra i paesi europei per una delle più basse quote di edilizia pubblica.
Ma questo richiede un interesse reale a lavorare per investire sulle politiche abitative. Il punto è come dare più risposte, non come mantenere un sistema insufficiente fomentando lo scontro fra chi ha un bisogno di casa da soddisfare.
CGIL-CISL-UIL EMILIA-ROMAGNA
SUNIA-SICET-UNIAT EMILIA ROMAGNA

