(Bologna, 10 luglio 2026) Nelle prossime settimane la Giunta dell’Emilia-Romagna approverà una proposta di modifica della normativa sull’ERP, finalizzata a renderla conforme ai principi di diritto ed a recenti sentenze della Corte Costituzionale e dei Tribunali.
Una modifica necessaria e positiva dunque, ma che da quanto risulta dalle interlocuzioni avute lascerebbe però immodificato il requisito di accesso della “residenza anagrafica o attività lavorativa stabile ed esclusiva o principale nell’ambito territoriale regionale da almeno 3 anni”.
Requisito anch’esso a più riprese dichiarato incostituzionale, perché incompatibile con la funzione di servizio sociale dell’ERP, non presentando la pregressa residenza alcun legame con lo stato di bisogno di chi deve accedere al bene casa.
E’ recente l’ultima di una lunga serie di sentenze della Corte, adottata nei confronti della Regione Friuli Venezia Giulia, che dichiara illegittima la previsione del requisito di accesso della residenza pregressa di due anni nel territorio regionale.
Anche il Tribunale di Ferrara è intervenuto in materia nel 2021, indicando incidentalmente in una sua sentenza sul Regolamento del Comune la disapplicazione del punto della norma regionale relativo al requisito dei tre anni perché contrario alla Costituzione.
Non è più rinviabile l’eliminazione di questo requisito dalla normativa regionale. Trattandosi di un requisito di accesso impedisce infatti non già di avere una casa, condizione che dipenderà poi dall’applicazione dei criteri di assegnazione, ma semplicemente di chiederla, esprimendo un bisogno. Pone una barriera a monte, rendendo impossibile anche la conoscenza del reale bisogno di un territorio.
Siamo tutti consapevoli dell’impatto sulla vita delle persone del diffuso disagio abitativo: case che non si trovano, e quando si trovano hanno costi insostenibili, aumento esponenziale degli sfratti per morosità incolpevole e finita locazione, in un contesto economico e sociale di crescente impoverimento. Siamo tutti altrettanto consapevoli del fatto che questa condizione si contrasta attraverso politiche abitative rivolte all’aumento degli alloggi ERP e ERS disponibili e al sostegno della locazione calmierata, non certo conservando regole anacronistiche di accertata incostituzionalità.
Il confronto con la Regione sulle politiche sulla casa messe in campo (Piano Sfitto Zero per il ripristino degli alloggi ERP, legge regionale di regolamentazione degli affitti brevi ad uso turistico, Fondo regionale per l’affitto..) è stato fino ad ora positivo. Chiediamo però con forza alla Giunta un atto di coerenza, non più rinviabile, integrando la propria proposta di modifica, come già formalmente richiesto, e all’Assemblea legislativa di approvarla, eliminando finalmente dalla normativa ogni profilo discriminatorio.
CGIL-CISL-UIL EMILIA-ROMAGNA
SUNIA-SICET-UNIAT EMILIA ROMAGNA

