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Scuola, partenza preoccupante anche per personale ATA: 221 posti in meno

SCUOLA, IN EMILIA-ROMAGNA RIDUZIONE DEL PERSONALE ATA: 221 POSTI IN MENO, SOLO 1.131 ASSUNZIONI SU 3.100 POSTI DISPONIBILI. PER I DSGA 50 ASSUNZIONI SU 102 POSTI AUTORIZZATI

BATTISTELLI (CISL SCUOLA): «UNA PARTENZA PREOCCUPANTE. NON SI PUÒ CHIEDERE ALLA SCUOLA DI FARE DI PIÙ CON MENO PERSONALE»

Luca Battistelli

(Bologna, 11 agosto 2026) Dopo aver denunciato la forte precarietà del personale docente, con circa il 30% dei posti ancora affidato a personale non stabilizzato, oggi la Cisl Scuola Emilia-Romagna accende i riflettori sulla situazione del personale ATA, una componente essenziale per il funzionamento quotidiano delle scuole.

«Dopo aver acceso i riflettori sulla difficile situazione dei docenti precari che, nonostante tutto, insieme al personale di ruolo, mandano avanti ogni giorno le nostre scuole. Oggi denunciamo una seconda criticità: quella del personale ATA. I numeri ci consegnano una fotografia preoccupante, che non possiamo accettare come inevitabile», afferma Luca Battistelli, segretario regionale Cisl Scuola Emilia-Romagna.

Nel passaggio dal 2025/26 al 2026/27 l’organico ATA passa da 13.295 a 13.196 posti in organico di diritto e da 2.321 a 2.199 posti in organico di fatto: complessivamente 221 posti in meno. A fronte di circa 3.100 posti disponibili, le assunzioni a tempo indeterminato autorizzate sono appena 1.131. Ancora più significativo il dato dei DSGA: su 102 posti autorizzati, le assunzioni previste sono soltanto 50.

«È una scelta che rischia di scaricare sulle scuole e sul personale una situazione già difficile. Il personale ATA garantisce ogni giorno sicurezza, vigilanza, apertura dei plessi, servizi, amministrazione e funzionamento delle istituzioni scolastiche. Non può essere considerato una voce di bilancio da ridurre», sottolinea Battistelli.

La contraddizione è ancora più evidente alla luce del contemporaneo dimensionamento della rete scolastica: nel prossimo anno le autonomie dell’Emilia-Romagna saranno 17 in meno, passando da 532 a 515. Scuole più grandi, quindi, ma con meno personale chiamato a gestirle.

«Il calo demografico è reale e nei prossimi anni cambierà profondamente la nostra regione, ma non può essere affrontato con la logica del “meno studenti, meno scuola”. Se vogliamo mantenere la scuola come presidio di prossimità, soprattutto nelle aree interne e periferiche, servono investimenti e una programmazione di lungo periodo», afferma il sindacalista.

Per la Cisl Scuola occorre intervenire su edilizia scolastica, sicurezza, trasporti e servizi alle famiglie, evitando che risorse destinate all’extrascuola finiscano per essere utilizzate mentre ancora mancano quelle necessarie al funzionamento ordinario delle istituzioni scolastiche.

«È arrivato il momento di governare il cambiamento e non subirlo – conclude Battistelli –. Chiediamo alla Regione, all’Ufficio scolastico regionale, agli enti locali e alle forze politiche un tavolo permanente sulla scuola in Emilia-Romagna. Servono programmazione, investimenti e una visione almeno decennale. La Cisl Scuola presidierà tutti i territori e tutte le scuole, denunciando le criticità, tutelando il personale e costruendo proposte. Meno studenti non significa automaticamente meno bisogno di scuola».

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