(Bologna, 6 novembre 2026) “Le strategie per affrontare le grandi trasformazioni in atto – tecnologiche, digitali, demografiche e ambientali – non possono essere lasciate solo in balìa delle dinamiche di mercato o delle decisioni unilaterali della politica, ma devono essere governate con il contributo e la partecipazione delle parti sociali. E questo con l’obiettivo di mettere al centro persone, lavoro e coesione sociale. Ecco perché serve un vero patto sociale su obiettivi, scelte strategiche e priorità future di questo Paese. In questa direzione, il patto per il lavoro, il clima e l’economia sociale, rinnovato e aggiornato proprio poche settimane fa in questa regione, può rappresentare un’importante esperienza di concertazione e collaborazione tra istituzioni, organizzazioni sindacali e sistema produttivo“.
Così Filippo Pieri, a “La finestra sui fatti”, la rubrica settimanale che va in onda ogni venerdì su Radio Flyweb, ha parlato dell’avvio della mobilitazione Cisl che domani, 7 novembre, a Genova, vedrà la sua prima tappa. Un appuntamento che coinvolgerà migliaia di lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati, delegate e delegati provenienti da 10 regioni del Nord Italia con l’obiettivo dichiarato di mettere al centro del dibattito politico il Libro Verde per il Patto sociale intitolato “Costruiamo insieme l’Italia di domani”. Non un semplice elenco di rivendicazioni sindacali, ma una proposta articolata che va oltre la contingenza e che in undici punti e 120 proposte concrete su temi chiave come salari, fisco, sanità, pensioni, politiche industriali, giovani e occupazione, indica le priorità cisline su crescita, lavoro, fisco, welfare e partecipazione.
Nel prosieguo dell’intervista realizzata da Matteo Cimatti, il segretario generale della Cisl ER ha parlato anche della Legge di bilancio, “che si va a inserire nella proposta complessiva della Cisl e che naturalmente va ben oltre il 31 dicembre 2026”. Pieri non manca di sottolineare i diversi risultati positivi ottenuti grazie al confronto con il governo, come il taglio dell’Irpef a favore del ceto medio, la detassazione dei premi di produttività (confermata all’1% per sostenere la contrattazione di secondo livello), la detassazione degli aumenti contrattuali (confermata al 5% per agevolare il rinnovo dei contratti collettivi nazionali scaduti), il rifinanziamento della legge sulla partecipazione, il sostegno al Sud e al welfare e la tassazione degli extraprofitti di banche, assicurazioni e società energetiche.
Nello stesso tempo, il numero uno di via Milazzo pone in evidenza i punti sui quali il sindacato esprime forte contrarietà e chiede correzioni durante l’iter parlamentare. Tra questi: l’inaccettabile e insufficiente rivalutazione delle pensioni , “con il rischio di una forte perdita del potere d’acquisto per chi ha lavorato e versato contributi per una vita”; il fisco e la Flat Tax, con la Cisl che chiede l’estensione del taglio Irpef fino a 60.000 euro (anziché dei 55.000 previsti) e nello stesso tempo critica l’estensione della Flat Tax fino a 100.000 euro per i lavoratori autonomi (“Un regime fiscale agevolato ingiustificato che aumenta le disparità con i lavoratori dipendenti, mentre serve maggior coerenza e una maggior progressività fiscale”); le esigue risorse stanziate per la sanità pubblica, ritenute del tutto insufficienti per abbattere le liste d’attesa, rispondere alle necessità della non autosufficienza e ai bisogni di una popolazione che invecchia sempre di più (“Non basta dichiarare che la sanità è una priorità, servono risorse adeguate per dare risposte adeguate”); la carenza di interventi significativi per l’edilizia e per il problema abitativo, che colpisce giovani, famiglie numerose e persone che hanno redditi medio-bassi; la forte preoccupazione per i tagli alla scuola, visto che colpiranno migliaia di posti di lavoro tra docenti e personale ATA , “in una fase in cui ci sarebbe bisogno di investire di più su giovani, competenze, educazione e formazione”; la mancanza di investimenti strategici per le infrastrutture e le politiche industriali ed energetiche (“Troppi bonus e interventi una tantum validi solo per il 2027, mentre le poche risorse vanno indirizzate su riforme strutturali”).
Infine il sindacalista ha spiegato il significato, anche simbolico, delle tre tappe della mobilitazione cislina. Genova (7 novembre) come porto e snodo logistico cruciale che collega l’Italia al mondo e che ha un valore identitario fortissimo per la Cisl, essendo la città natale del fondatore Giulio Pastore. “E’ – ha ricordato – un forte richiamo alle nostre radici, alla nostra identità, alle nostre tradizioni sindacali”. Gioia Tauro (28 novembre), in provincia di Reggio Calabria, come hub portuale fondamentale nel Mediterraneo, “simbolo di riscatto, rivincita e sviluppo per il Mezzogiorno” e infine la tappa conclusiva di Roma (12 dicembre) come sede delle istituzioni e della politica, dove “il sindacato porterà la voce di tutti i territori per lanciare un messaggio di unità nazionale”. “Tre luoghi diversi – ha concluso Pieri – per un’unica idea di un paese più forte, più giusto e più equo”.

